• Roberto Rosolen

VI RACCONTO COME IL PENSIERO PUO' FARVI AMMALARE O GUARIRE...



Enzo Soresi, tisiologo, anatomopatologo, oncologo, già primario di pneumologia al Niguarda di Milano. Nel libro "Il Cervello anarchico" racconta casi di persone uccise dallo stress o salvate dallo schock carismatico della fede.

Dopo una vita passata a dissezionare cadaveri, a curare tumori polmonari, a combattere tubercolosi, bronchiti croniche, asme, danni da fumo, il professore Enzo Soresi, 70 anni, primario emerito di penumologia al Niguardia di Milano, ha finalmente individuato con certezza l'epicentro di tutte le malattie: il Cervello.

Negli ultimi 10 anni, cioè da quando ha lasciato l'ospedale per dedicarsi alla libera professione e tuffarsi con l'entusiasmo del neofita negli studi di neurobiologia, ha maturato la convinzione che sia proprio qui, nell'encefalo, l'interuttore in grado di accendere e spegnere l'interrutore delle patologie non solo psichiche ma anche fisiche.

C'era già arrivato per intuizione il filosofo ateniese Antifonte, avversario di Socrate, nel V secolo avanti Cristo: "In tutti gli uomimi è la mente che dirige il corpo verso la salute o verso la malattia, come verso tutto il resto". Soresi c'è arrivato dopo aver visto gente ammalarsi o guarire con la sola forza del pensiero.

Primo caso: "ho in cura una signora di milano, il cui marito, integerrimo commercialista, la sera andava a bucare le gomme delle auto. Per il dispiacere sè ammalata di tubercolosi. Io lo chiamo danno biologico primario".

Secondo caso: "un agricoltore sessantenne con melanoma metastatico incontrò Madre Teresa di Calcuta, ricevette in dono un'imaginetta sacra e guarì. Io lo chiamo shock carismatico".

"Il secondo ci difende e ci organizza la vita. Di più: ci tollera. L'organo-mito è il linfocita, un particolare tipo di globulo bianco che risponde agli attacchi dei virus creando anticorpi. Abbiamo 40 miliardi di linfociti.

Quando si attivano, producono ormoni cerebrali...

Questa si chiama Pnei, psiconeuroendocrinomologia, una nuova grande scienza, trascurata dalla medicina perchè nessuno è in grado di quantificare quanti neurorasmettitori vengano liberati da un'emozione. Io e lei siamo due esperimenti biologici che datano 4 miliardi di anni. Io sono più riuscito di lei. Perciò nego la vechiaia. Non c'è limite alla plasticità cerebrale, non c'è limite alla neurogenesi.

Esiste un flusso continuo di cellule staminali prodotte dal cervello: chi non le utilizza le perde.

Le premesse della longevità sono due: camminare 40 minuti tre volte la settimana - altrimenti si blocca il ricambio delle cellule e quindi non si libera un fattore di accrescimento il Dbnf, che nutre il cervello - e studiare". Secondo il medico-scrittore, è questa la strada per allungare la vita di 10 anni. "Quando ci impegnamo a leggere o a compilare le parole crociate, le staminali vengono catturate dalla zona dell'encefalo interessata da questa attività. Se io oggi sottopongo la sua testa ad una scintigrafia e poi lei si mette a studiare il cinese, fra tre anni in un altra scintigrafia, vedrò le nuove mappe cerebrali che si sono create per immagazzinare questa lingua. Prenda i taxisti di Londra: hanno un ippocampo più grande perchè mettono in memoria la carta topografica di una città che si estende per sei miglia".

Il proffessor Soresi è cresciuto in mezzo alle lastre: suo padre Gino tisiologo, combatteva la Tbc nel Sanatorio Vialba di Milano, oggi ospedale Sacco. Si considera un tutologo, al massimo un buon internista, che ha scoperto l'importanza della neurobiologia studiando il microcitoma. "E' un tumore polmonare che ha la caratteristica di esordire con sindromi paraneoplastiche, cioè con malattie che non centrano nulla con il cancro: artrite reumatoide, tiroidite autoimmune, sclerodermia, reumatismo articolare: è una neoplasia che nel 100% dei casi scompare con 4 cicli di chemioterapia. Eppure uccide lo stesso nel giro di 6 mesi. Era diventata la mia ossesione: non riuscire a guarire una cosa che sparisce".

Com'è possibile?

"Ci ho scrtitto 100 lavori scentifici e ci ho messo 30 anni a capirlo: perchè il microcitoma ha una struttura neuroendocrina. La massa nel polmone scompare, ma si espande con metastasi ovunque. Ne ho concluso che la medicina non è una vera scienza. Tuttal più una scinenza in progress. Diciamo una scienza inesatta".

"L'ho provato sulla mia pelle nel 1950. Ero basso di stautra, come adesso, e mio padre si preoccupava. Eppure le premesse genetiche c'erano tutte: lui piccolo, mia madre piccola. Mi portò dal mitico Proffesor Nicola Pende, endocrinologo che aveva pubblicato 6 volumi sul Timo come organo chiave dell'acrescimento. Pende mi visito, mi palpò i testicoli e concluse: "questo bambino ha il timo iperplastico, troppo grosso, bisogna iradiarlo." Se mio padre avesse seguito quel consiglio sarei morto. Questa è la medicina, ragazzi non iludiamoci".

Torniamo al cervello.

"Sto aspettando di diventare nonno. Il tubo neurale della mia nipotina ha cominciato a svilupparsi dal secondo mese di gravidanza. Alla nascita il cervello non sarà ancora programmato, bensì in fase evolutiva. L'interazione con l'ambiente lo strutturerà. Ora facciamo l'ipotesi che un neonato abbia la cattaratta: se non viene operato entro tre mesi, i neuroni specifici della vista non si attivano e quel bimbo non vedrà bene per il resto della vita. Oppure poniamo che la madre sia ansiosa e stressata, il padre ubricone e manesco: lei capisce bene che i segnali ricevuti dal neonato son ben diversi da quelli che sarebbero auspicabili.

E questo vale fino al terzo anno di vita, quando nasce il linguaggio, che attiva la coscienza del sè, e la persona assume una sua identità.

Di questi primi tre anni di inconsapevolezza non ne sappiamo niente, è una memoria implicità, un mondo sommorso al quale nessuno vi ha accesso, neanche l'interessato, neppure con la psicoanalisi. Ma sono i tre anni che ci fanno muovere".

Allora non è vero che si può "entrare nel cervello".

"Ai tempi in cui facevo le autopsie, aprivo il cranio e manco sapevo a che cosa servissero i lobi frontali. Li chiamavamo lobi silenti, proprio perchè ne ignoravamo la funzione. Molti anni dopo si è scoperto che sono la sede dell'etica, i direttori d'orchestra di ogni nostra azione".

E grazie a Dio avete smesso con le lobotomie.

"A quel punto sono addirittura arrivato a fare le diagnosi a distanza. Se mi telefonavano dalla clinica dicendo che un paziente con un tumore polmonare s'erà messo d'improvviso ad urlare frasi sconcie, o aveva tentato di violentare lal caposala, capivo, dalla perdita del senso etico, che era subentrata una metastasi al lobo frontale destro".

Ipocrate aveva definito il cervello come una ghiandola mammaria.

Aveva colto la funzione secretiva di un organo endocrino che non produce solo i neurotrasmettitori cerebrali - la serotonina, la dopamina, le endorfine - ma anche le citochine, cioè la chiave di volta dei tre sistemi che formano il network della vita. Lei sa che cosa sono le citochine?".

Si e no.

"Sono 4 inteferoni che aiutano le cellule a resistere agli attacchi di virus, batteri, tumori e parassiti, e 39 interluchine, ognuna con una funzione specifica. Se sono allegro e creativo libero citochine che mi fanno bene, se sono arrabiato e abulico, mi bombardo di citochine flogogeniche, che producono processi infiammatori. Ecco perchè il futuro della medicina è tutto nel cervello.

Le faccio un esempio di come il cervello da solo può curare una patologia?"

La ascolto.

Avevo un paziente affetto da asma, ossessivo nel riferire i sintomi. Più gli davo terapie e più peggiorava. Torna dopo tre mesi: "Sono guarito". Gli dico: "Senta, non abassi la guardia, perchè dall'asma non si guarisce. "No, no", risponde lui, "avevo il malocchio e una fattuchiera del mio paese me l'ha tolto infilandomi gli spilloni nel mio materasso".

La manderei da un esperto in malocchi, replicai io. E rieco a spedirlo dallo psichiatra Tullio Gasperoni. Il quale accerta che il paziente era in delirio psicotico. Conclusione: da delirante stava bene, da presunto normale gli tornava l'asma".

Effetto placebo degli spilloni.

"Paragonabile a quello dei finti farmaci. L'effetto placebo arriva a rispondere fino al 60% nel far scomparire un sintomo. Noi medici non possiamo sfrtuttarlo, altrimenti diverrebbe un'inganno. Ma esisiste anche l'effetto nocebo".

Esemplifichi.

"Donna di altissimo livello culturale, fumatrice accanita. Il marito, un imprenditore fratello di un noto politico, la tradiva sfrontatamente con una giovane amante. Quando la informai che aveva un tumore polmonare, mi raggelò: "Non mi interessa. L'importante è che lo dica a mio marito". Cosa che feci, anche in maniera piuttosto teatrale, lui scoppio a piangere, lei sfoderò un sorriso trionfale. E' evidente che due anni di stress violento avevano provocato nella donna un'abbassamento delle difese immunitarie. Almeno morì contenta, sei mesi dopo.

Vuole un'altro esempio? Una cara amica con bronchiettasi bilaterali. Antibiotici su antibiotici. Qual'era il movente? Non andava più d'accordo con il marito. Per due anni non la vedo. La cerco al telefono: "Enzo, mi sono separata, vado in chiesa tutte le mattine, sto bene". L'asetto psichico stabilizzato le ha consentito di ritrovare la salute.

Continuo?"

Prego.

"Colf di 55 anni, origine salernitana, tradizionalista. Mai un giorno di malattia. La figlia le dice: "Vado in Inghilterra a fare la cameriera". Stress di 10 giorni, ginocchio gonfio così. La lastra evidenzia un'artrosi della tibia. Non s'era mai attivata, ma al momento del disagio mentale è esplosa. C'è voluto un'intervento chirurgico".

Nel libro Il Cervello Anarchico lei riferisce di sogni premonitori.

"Si. Viene da me uno psichiatra milanese, forte fumatore, con dolori scheletrici bestiali. Mi racconta di aver sognato la tomba con la data della morte sulla lapide. Lastra e tac negative. Era un tumore polmonare occulto, con metastasi ossee diffuse. Morì esattamente nel giorno che aveva sognato. Del resto lo psicoanalista Carl Gustav Jung, mentre dormiva avvertì un forte colpo alla nuca, dopo di che gli apparve in sogno un amico che gli disse: " Mi sono sparato. Ho lasciato il testamento nel secondo scafale della libreria".

L'indomani andò a casa dell'amico: si era suicidato e la busta era nel posto indicato".

I miracoli secondo lei che cosa sono. Eventi sopranaturali o costruzioni del cerverllo?

"Io sono per un pensiero laico. Credo nella forza della parola. Se noi due ci parliamo, piano piano modifichiamo il nostro assetto biologico, perchè la parola è un farmaco, la relazione è un farmato. Di sicuro credere fa bene. Un gioiellere milanese mi portò la madre, colpita da metastasi epatiche. Potrei prescriverle soltanto la morfina per atenuare il dolore. La compagna brasiliana di quest'uomo si chiama Maria di Lourdes e ha una sorella monaca in una congregazione religiosa che nella foresta amazzonica prega a distanza per le guarigioni.

Maria di Lourdes telefono al suo uomo dal Brasile: "Di alla mamma che le suore pregheranno per lei all'ora X del giorno X". Da quel preciso istante la paziente oncologica, che prima urlava per il dolore, non soffri più".

Come ci si mantiene in buona salute il Cervello?

"Ho un cugino architetto, mio coetaneo, che sembrava un rottame. S'è iscritto all'università della terza età, ha preso passione per la lingua egiziana, tutti i giorni sta cinque ore davanti il computer, ha già tradotto quatto libri dall'egiziano all'Italiano.

E' ringiovanito, ha cambiato faccia".

Sappiamo tutto del cervello?

"Noooo! Sul piano anatomico e biologico sappiamo intorno al 70%. Ma sulla coscienza? Qui si apre il mondo. Lei calcoli che ogni anno vengono pubblicati 25.000 lavori scientifici di nerubiologia".

Allora come fà una legge dello Stato dichiarare morto un'organo che per il 30% c'è ignoto e che della coscienza sappiamo ben poco o forse nulla?

"Siccome si muove per stimoli elettrici, nel momento in cui l'elettroencefalogramma risulta muto significa che il cervello non è più attivo".

Ma lei che cosa pensa della morte cerebrale?

"Mi fermo...però ha ragione, ha ragione lei ad essere così attenta alla dichiarazione di morte.

Nello stesso tempo c'è un momento in cui comunque bisogna dichiarare la morte di un individuo dal punto di vista biologico".

Prima del 1975 dichiaravate la morte quando il cuore si fermava, l'alito non appannava più lo specchio, il corpo si irrigidiva.

"Eh, lo so... La morte cerebrale consente di recuperare gli organi per i trapianti".

Ha mai sperimentato su di sè disagi psichici che hanno influenzato il suo stato di salute?

"Nel 1971 ho sofferto moltissimo per la morte di mia moglie Marisa, uccisa da un linfogranuloma a 33 anni. Devo tutto a lei. Era una pittrice figurativa che andò a studiare nelgi Stati Uniti appena sedicenne e indossava i jeans quando a Milano non si sapeva manco che esitessero. La malattia cambio la sua arte. Cominciò a dipingere corpi sfilacciati, cuori gettati sopra le montagne. Fu irradiata in maniera scoretta da un grande radioterapista dell'epoca, per cui nell'ultimo anno di vita rimase paralizzata. Nostro figlio Nicolò, nato nel 1968, l'ho cresciuto io. Marisa mi ha lasciato un modello perfetto: un bambino che riesce a sopportare persino la perdita più straziante solo perchè la mamma ha saputo far sviluppare armonicamente il suo cervello nei primi tre anni di vita".


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